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Tesina prima guerra mondiale scaricare

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  1. Tesina per l'esame di terza media sulla Prima Guerra Mondiale
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  4. Come fare la tesina di terza media: collegamenti e mappe concettuali

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La partecipazione dell' Italia alla prima guerra mondiale ebbe inizio il 24 maggio , circa dieci mesi dopo l'avvio del conflitto, durante i quali il paese conobbe grandi mutamenti politici, con la rottura degli equilibri giolittiani e l'affermazione di un quadro politico rivolto a mire espansionistiche, legate al fervore patriottico e a ideali risorgimentali.

Inizialmente il Regno d'Italia si mantenne neutrale e parallelamente alcuni esponenti del governo iniziarono trattative diplomatiche con entrambe le forze in campo, che si conclusero con la sigla di un patto segreto con le potenze della Triplice intesa. Contemporaneamente alle operazioni belliche, la guerra ebbe anche una profonda influenza sullo sviluppo industriale del paese oltre ad avviare grandi cambiamenti in ambito sociale e politico.

All'unità d'Italia Napoleone III fu sentimentalmente favorevole, come lo era - senza sentimento - anche la Gran Bretagna, poiché un'Italia unita avrebbe potuto contrastare la potenza francese. In un tumultuoso precipitare degli eventi, nel nacque il Regno d'Italia , proprio mentre nasceva la Germania unita sotto l'Impero degli Hohenzollern , ed emergevano nuove potenze quali Stati Uniti d'America e Giappone.

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All'unità d'Italia Napoleone III fu sentimentalmente favorevole, come lo era - senza sentimento - anche la Gran Bretagna, poiché un'Italia unita avrebbe potuto contrastare la potenza francese. In un tumultuoso precipitare degli eventi, nel nacque il Regno d'Italia , proprio mentre nasceva la Germania unita sotto l'Impero degli Hohenzollern , ed emergevano nuove potenze quali Stati Uniti d'America e Giappone.

Tesina per l'esame di terza media sulla Prima Guerra Mondiale

Il predominio mondiale della triade anglo-franco-russa nel poteva dirsi concluso, ma non erano concluse le pretese delle potenze europee in Africa [1]. Le politiche aggressive degli stati europei sfociarono in vari conflitti localizzati, riguardanti le colonie, ma andava comunque crescendo l'inquietudine di un conflitto generalizzato, che avrebbe coinvolto le maggiori potenze in uno scontro all'ultimo sangue.

L'alleanza fu pensata anche in senso anti russo, sbarrando allo zar ogni possibilità di aprirsi nel Mediterraneo. Scoppiarono quindi le guerre balcaniche del e faticosamente placate dall'intervento austriaco [5]. La Triplice Alleanza, in scadenza l'8 luglio , venne rinnovata anticipatamente il 5 dicembre , con l'aggiunta di un particolare protocollo riguardante i balcani. Proprio in tale contesto, allorquando nel l'Austria-Ungheria aveva progettato una operazione militare contro la Serbia, l'opposizione dell'Italia lo aveva mandato a monte; esasperando l'avversione di Francesco Ferdinando e del generale Franz Conrad von Hötzendorf e del loro apparato militare.

Il 24 Di San Giuliano assieme a Antonio Salandra e all'ambasciatore tedesco Hans von Flotow presero visione dell' ultimatum presentato dall'Austria-Ungheria alla Serbia, rimanendone sconcertati. Il governo di Vienna non aveva minimamente ragguagliato Roma durante la fase di preparazione del durissimo ultimatum che aveva presentato, onde evitare le facilmente prevedibili reazioni negative; e nel tentativo di impedire qualunque forma di protesta formale, la scadenza dell' ultimatum stesso venne prefissata alle ore 17 del giorno successivo.

La Triplice Alleanza, con l'azione messa in atto dall'Austria-Ungheria senza intesa preventiva con l'Italia e anzi, tenendola deliberatamente all'oscuro, era stato violato non solo nello spirito ma anche nella pratica [9]. La decisione ufficiale e definitiva della neutralità italiana fu presa nel Consiglio dei ministri del 2 agosto e fu diramata il 3 mattina.

Movimenti interventisti andarono formandosi nell'autunno , fino a raggiungere una consistenza non trascurabile appena pochi mesi dopo. Fu un interventismo composito e quindi equivoco. Per un intervento a fianco dell'Intesa si pronunziarono via via, i nazionalisti, la destra conservatrice, il centro sinistra repubblicano e radicale, il socialismo riformista e l'anarco-sindacalismo. Contro la guerra si schierarono invece i ceti borghesi, col loro leader Giovanni Giolitti , il mondo cattolico fedele alle tendenze politiche del Vaticano , e i socialisti.

I fautori dell'intervento di parte progressista si rifacevano agli ideali di democrazia e alla lotta contro le monarchie autocratiche e alla liberazione di Trento e Trieste. I nazionalisti parlavano di nuovi possedimenti in Dalmazia , del dominio sul mare Adriatico , del protettorato sull' Albania e di compensi coloniali.

Secondo gli interventisti, questa guerra avrebbe vendicato tutte le sconfitte e le umiliazioni del passato, da Adua, Custoza e Lissa fino a Federico Barbarossa , Alarico e Brenno , e avrebbe permesso di completare l'unità d'Italia con l'annessione delle terre irredente, terre che tra l'altro l'Intesa avrebbe assicurato all'Italia se si fosse schierata al suo fianco [13].

Bisogna ricordare che, parlando di interventisti e neutralisti, va esclusa la classe contadina - più della metà della popolazione - che godeva del diritto di voto, ma che non faceva realmente parte dell'opinione pubblica; la politica era accessibile in Italia nei limiti in cui vi penetravano le ferrovie, la popolazione che abitava lontano dalle stazioni ferroviarie era praticamente isolata e fuori dal contesto socio-politico della nazione [14].

I neutralisti, nel corso dei dieci mesi che portarono all'entrata in guerra, appaiono più numerosi degli interventisti, anche e soprattutto se misurati guardando i loro referenti politici. Originariamente quattro, tali referenti durante la crisi di governo del maggio si riducono quantomeno a due, socialisti e liberali giolittiani mentre i cattolici assunsero posizioni diverse e ambigue ; infine a uno i socialisti quando la crisi rientra, Salandra si presenta alla Camera e vengono votati i crediti di guerra 20 maggio.

Il quarto referente politico dei neutralisti - il primo a diluirsi man mano che il governo rende decifrabili le sue propensioni - è il variegato mondo dei conservatori: il notabilato, la destra liberale, gli agrari e gli uomini d'ordine, che trovarono in Salandra il loro uomo, i quali stettero a guardare ragionando in termini di convenienza, e che alla fine si schierarono a favore dell'intervento a fianco dell'Intesa [15]. Ma in questi dieci mesi fu la politica a farla da padrone, chiamando in causa il popolo e la nazione nel richiamo al patriottismo, e forzando o surrogando le istituzioni.

Seppur maggiori in termini numerici agli interventisti, i neutralisti non avevano dalla loro parte gli organi e le istituzioni politiche che potevano smuovere le masse. Un'altra forma di mobilitazione politica fu il dibattito pubblicistico, dove l'agitazione verbale della carta stampata si sposta sulle piazze, nei teatri e nelle sale di conferenza.

In questo campo d'azione le tre correnti neutraliste - socialisti, cattolici e liberal giolittiani - mancavano di progetti comuni e punti d'incontro, mentre il fronte interventista agisce fin da subito come un blocco unificato, emarginando progressivamente i neutralisti i quali si ritirano dal campo prima ancora di tentare di agire in modo unificato [18]. La piazza interventista , dove s'incontrano sovversivi di sinistra e di destra, uniti dallo scopo immediato, si arroga la funzione di stimolo decisivo nei confronti delle più alte istituzioni statali e governative e si propone quasi come un governo di riserva a rappresentanza popolare.

Giolitti arretra e rinuncia a fare appello alla "sua" piazza, che del resto, tace, mentre Salandra, associato volente o nolente alla piazza del popolo patriottico, prevale. Un fattore decisivo per quanto accadde in Italia in quei dieci mesi fu indubbiamente lo scollamento e l'indecisione delle due correnti neutraliste più forti, i socialisti e la classe liberale. Ma forse la vicenda più rappresentativa delle divisioni interne dei socialisti, fu la fuoriuscita del direttore dell' Avanti!

Ma il cambiamento di rotta di Mussolini non rimase una scelta personale, venne anzi condivisa dalla sezione milanese del partito, e venne utilizzata dal mondo politico per puntare il dito contro le divisioni interne ai neutralisti. Queste prese di posizione dei socialisti a favore della guerra, non erano, per la maggior parte conversioni improvvise.

Per quanto riguarda la corrente liberale, la leadership giolittiana aveva ormai da molto tempo scelto come possibili alternative Sonnino e Salandra, il primo dei due ebbe precedentemente già in due occasioni l'opportunità di guidare il governo, mentre il secondo era ministro già dai tempi della sua partecipazione al governo Pelloux.

Il 26 aprile concluse le trattative con l'Intesa mediante la firma del Patto di Londra , con il quale l'Italia si impegnava a entrare in guerra entro un mese [27]. Mentre la politica è impegnata nei mesi di neutralità a compiere calcoli sulle forze e sulle opportunità del paese nell'entrare nel conflitto, entrarono in campo gli intellettuali , che si prefissero lo scopo di moralizzare e idealizzare una situazione, che dal canto loro, non era solo una mera scelta di guadagni territoriali ed egemonia politica.

Nell'imminenza della guerra e nel corso del conflitto, Salvemini accentua il suo attivismo per stimolare le coscienze, specie quelle giovani, con assidui commenti ed articoli, come quando propone come parola d'ordine nazionale e internazionale il suo Delenda Austria!

Ma Salvemini non fu l'espressione di un'opinione prevalente non insita dalle opposte correnti di opinione. La voce di Benedetto Croce fu ugualmente rappresentativa a quella dello storico pugliese, anzi, scrivendo sulla sua rivista culturale La Critica , Croce ebbe maggior diffusione nel mondo dell'alta cultura, delle istituzioni e nell'area della classe dirigente liberale e del centro-destra.

Mentre Salvemini fu fin da subito interventista, a favore dell'Intesa e di un'Italia rivolta ai valori di progresso e di libertà contro gli Imperi centrali, Croce - originariamente triplicista, poi neutralista condizionato dall'impegno governativo - assunse un ruolo meno "rumoroso" rispetto ai movimenti interventisti di sinistra o di destra [30].

Nel mondo cattolico, forse a causa del suo orientamento moderato e pragmatico di fronte alla guerra, teso alla rilegittimazione civica dei cattolici nello stato liberale, è molto difficile individuare qualcuno che riesca a farsi sentire.

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Vescovi e parroci o uomini d' Azione Cattolica non costituirono una voce capace di inserirsi in modo incisivo nel dibattito su cause e fini della guerra; solo il nazionalista Alfredo Rocco riuscirà a rivolgersi ai cattolici in modo deciso. Rocco invocava la guerra non solo per disegnare una politica estera di espansione territoriale, commerciale e militare, ma la utilizza anche in una prospettiva strategica di ricomposizione di un vasto blocco sociale e politico impensabile senza le masse confessionali e il potenziale disciplinamento insito nella storia, nei simboli e nella cultura della Chiesa cattolica e dei suoi fedeli [32].

Queste idee troveranno spazio e forma ne L'Idea Nazionale , il quotidiano nazionalista romano che nella primavera del , diede voce alla faziosità antineutralista e liberticida degli intellettuali militanti del nazionalismo italiano - Enrico Corradini , Francesco Coppola , Luigi Federzoni , Maffeo Pantaleoni - che offrirono una sponda politica al patriottismo di Gabriele D'Annunzio nel suo "maggio radioso" [33].

A tenere l'orazione ufficiale della commemorazione fu chiamato Gabriele D'Annunzio , il quale era allora un'autentica celebrità per il pubblico. D'Annunzio aveva inaugurato la nuova figura di intellettuale abituato a comparire sugli scenari della vita pubblica, a dettare aspetti della moda, a influire i comportamenti collettivi e ad usare i mezzi di comunicazione di massa [35].

La performance di D'Annunzio fu all'altezza della sua fama; il discorso fu teso a circondare l'evento di un alone di sacralità, e il timbro principale fu dunque quello religioso, e religiosi - anzi biblici - furono molti dei rimandi simbolici e delle movenze ritmiche dell'orazione. Tutto il discorso fu pieno di riferimenti mistici, riprendendo la simbologia classica e cristiana, con continue allusioni al fuoco sacro simbolo di rigenerazione, di ardore guerresco e di eroismo, di fusione tra la vita e la morte [36].

D'Annuzio diede forma agli umori di una Italia convinta di poter contare in Europa spinta dall'affermazione della sua identità. E nella quale nulla appariva più esecrabile alle giovani generazioni, del vecchio modo di concepire la vita rappresentato dalla politica paziente di giolittiana memoria, al quale andava contrapposto il bisogno di bellezza, di grandezza e di cambiamento. I neutralisti avrebbero potuto votare per la sfiducia al governo, e il candidato più probabile alla successione era per forza di cose lo stesso Giolitti, che da abile manovratore avrebbe aperto all'ala socialista tenendo in mano le redini del governo.

In quest'ottica il parlamento appariva svuotato ed esautorato da ogni funzione rappresentativa, dal momento che si muoveva in controtendenza rispetto a quella che veniva - arbitrariamente - considerata la volontà nazionale. Parma, Padova, Venezia, Genova, Milano, Catania, Palermo e molte altre città videro cortei di diverse migliaia di persone percorrere le strade e manifestare a favore della guerra, ma l'epicentro della "sollevazione" interventista fu Roma, dove il clima fu particolarmente arroventato [40].

Spinte dalle forti campagne di agitazione interventista di Mussolini e dei gruppi nazionalisti, dall'arrivo di D'Annunzio nella capitale e dalla notizia delle dimissioni del governo, le dimostrazioni presero una piega nettamente eversiva.

L'uso di toni scurrili e di una propensione all'aggressione fisica e verbale degli avversari, esasperata dagli appelli alla violenza degli interventisti che invocarono addirittura all'omicidio come arma politica, fece precipitare il clima politico in una sorta di guerra civile.

A chiudere il cerchio intervenne l'iniziativa della monarchia, la quale, anziché prendere atto dell'orientamento della maggioranza parlamentare e incaricare Giolitti di formare un nuovo governo, diede nuovamente l'incarico a Salandra.

Fu una sfida aperta al Parlamento, in linea con le pressioni eversive della piazza. Il 3 luglio la salma del Capo di Stato Maggiore del Regio Esercito , generale Alberto Pollio , entrava nella stazione di Porta Nuova a Torino , in mezzo a due ali di ufficiali in alta uniforme, diretta a Roma.

Nel viaggio di accompagnamento delle spoglie del Capo di Stato Maggiore era presente anche Luigi Cadorna , che avrebbe assunto il suo incarico il 27 luglio. La relazione del generale Pollio, trasmessa al generale Spingardi, allora ministro della Guerra, aveva richiesto un finanziamento dell'esercito di milioni [43]. A fine settembre Cadorna trasmise a Salandra un messaggio in cui consigliava di poter impiegare la stasi invernale in un'attiva preparazione dell'esercito, che avrebbe consentito di poter contare a primavera di un esercito composto da 4 armate più il comando Zona Carnia per 14 corpi d'armata con 35 divisioni di fanteria e 4 di cavalleria [45].

Mobilitazione che a causa delle caratteristiche geografiche e della struttura ferroviaria della penisola e della rigida costituzione dell'ordinamento militare italiano non era suscettibile di modifiche e che in sostanza venne quindi decisa fin da quel momento. L'attenzione del Capo di Stato Maggiore si rivolse principalmente agli ufficiali e all'artiglieria. Ricorrendo a corsi accelerati e promozioni straordinarie, a metà luglio erano disponibili Fu migliorata l'organizzazione dell'artiglieria e velocizzata l'introduzione di nuovi materiali; venne aumentata la produzione di cannoni campali da 75 mm e dei nuovi obici da mm , e le batterie di artiglieria leggera passarono da 6 a 4 pezzi per guadagnare in mobilità, utile nella guerra di movimento ma, come si paleserà, non alla guerra di trincea [49].

Nel luglio il Regio Esercito aveva mobilitato Nel contempo la forza combattente austro-ungarica seppur avesse subito perdite non molto inferiori alla forza iniziale - un milione e mezzo di combattenti nell'agosto , 1. In sostanza, durante la neutralità, tra le alte sfere decisionali in Italia, tutti ragionavano ancora con il metro del tempo di pace, soltanto la condizione di guerra riuscirà a produrre le grandi accelerazioni che la mobilitazione di guerra richiese in tutti i campi [52].

Il numero e la qualità delle navi erano adeguati ad affrontare il compito principale della flotta, che era quello di vincere in un confronto diretto la squadra da battaglia austro-ungarica; più difficile era proteggere le estese coste italiane dalle offese dal mare vista anche l'impreparazione della componente aerea della flotta, che quindi spesso permise alle navi austroungariche di avvicinarsi indisturbate e colpire gli obbiettivi anche se spesso senza risultati rilevanti.

Nella flotta esisteva una rete relativamente efficiente di spie avversarie, che oltre a raccogliere informazioni mise anche a segno alcuni colpi eclatanti, come l'affondamento della corazzata Benedetto Brin ; anche l'affondamento della Leonardo da Vinci venne attribuito a sabotatori [53] ma col tempo queste ipotesi vennero considerate inattendibili [54] [55].

A loro volta i servizi informativi della Marina diretti dal capitano di vascello Marino Laureati [56] misero a segno un colpo in territorio svizzero, riuscendo a penetrare l'ambasciata austroungarica in Svizzera e ottenere una lista di agenti nemici in Italia in quello che venne denominato il colpo di Zurigo [57] [58]. All'inizio del , dopo le pesanti perdite patite nelle prime battaglie dell'Isonzo, agli ufficiali inferiori fu ordinato di non condurre più gli uomini dalle prime linee ma di tenersi dietro di essi, e di eliminare dalle loro uniformi ogni elemento che le rendesse troppo distinguibili da quelle dei soldati come fasce e spade [59].

Alla fine del iniziarono ad arrivare alle truppe nuovi equipaggiamenti, come indumenti appositi per il clima di alta montagna e vari dispositivi di protezione personale sperimentali: alle unità di tagliafili delle "compagnie della morte" furono distribuite le cosiddette " corazze Farina ", pettorali con paraspalle composti da diversi strati di acciaio corredati da un grosso elmo a calotta con fronte rinforzata, i quali tuttavia si rivelarono eccessivamente ingombranti la corazza pesava più di nove chili, l'elmo oltre due chili e molto spesso insufficientemente resistenti alle pallottole austro-ungariche [60] ; tra l'ottobre e il novembre furono distribuite alle truppe i primi elmetti personali, il modello " Adrian " importato dalla Francia poi ufficialmente adottato all'inizio del e prodotto anche in Italia come Elmetto Mod.

Il primo carro armato di produzione italiana, il Fiat , fu presentato alle autorità militari nel giugno mezzo mastodontico dal peso di quasi 40 tonnellate, fu prodotto in soli due esemplari utilizzati durante la guerra solo per compiti addestrativi. Alla fine del furono importati dalla Francia per prove e valutazioni un esemplare del carro pesante Schneider CA1 e quattro dell'ottimo carro leggero Renault FT ; questi ultimi fecero da modello per un nuovo carro di concezione italiana, il Fiat , ma la messa a punto del mezzo fu completata solo dopo la cessazione delle ostilità [68].

Una importante innovazione tattica fu la costituzione, a partire dal luglio , dei primi "Reparti d'assalto", i cui membri furono collettivamente noti come " Arditi ": eredi dei reparti di esploratori reggimentali esistenti già dal , gli Arditi erano truppe d'assalto specificamente addestrate per la conquista delle trincee e dei capisaldi nemici e per la conduzione delle missioni più rischiose, operando in piccoli reparti autonomi aggregati ai vari corpi d'armata; per ripagare le pesanti perdite a cui questi reparti andavano incontro, gli Ardii ricevettero alcuni privilegi rispetto alle comuni unità di fanteria come rancio e vitto migliore, una disciplina meno severa e l'esenzione dai turni di guardia in trincea [69].

I Reparti d'assalto ebbero il loro battesimo del fuoco durante l'undicesima battaglia dell'Isonzo e poi ancora durante Caporetto, quando furono frequentemente impiegati come retroguardia delle unità in ripiegamento verso il Piave; per il , in aggiunta ai reparti aggregati ai corpi d'armata, erano state costituite due intere divisioni d'assalto, e gli Arditi furono intensamente impegnati nella battaglia del Solstizio e poi durante Vittorio Veneto [70].

Le innovazioni riguardarono anche la guerra in mare: la Marina si era preparata a una guerra convenzionale con scontri diretti tra unità maggiori, e davanti a uno scenario fatto di rapide incursioni da parte di unità veloci e sommergibili mentre le corazzate nemiche rimanevano ferme in porto dovette mutare atteggiamento.

Seppur non con l'intensità raggiunta sul fronte occidentale, anche nel teatro italiano si verificarono episodi di impiego delle armi chimiche : le forze austro-ungariche impiegarono saltuariamente granate di gas lacrimogeno fin dalle prime fasi del conflitto, mentre il primo caso di impiego di gas tossici si ebbe il 29 giugno quando sulle posizioni italiane nelle vicinanze del Monte San Michele fu rilasciata una miscela gassosa a base di cloro e fosgene , causando 2.

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Le truppe italiane impiegarono le armi chimiche una prima volta nell'agosto , durante l'undicesima battaglia dell'Isonzo, e poi ancora nel giugno nella zona del monte Grappa; armi chimiche furono poi impiegate dalle truppe italiane e francesi nel corso della battaglia di Vittorio Veneto, in particolare nelle zone di Folgaria , Sernaglia e dell'Altopiano di Asiago [74].

Il principale settore bellico dell'Italia correva lungo le Alpi orientali per una lunghezza di chilometri, dal Passo dello Stelvio a ovest fino alla foce dell' Isonzo a est. Gli attacchi sull'Isonzo ripresero nella primavera del , con un'offensiva tra il 12 e il 26 maggio e una seconda tra il 19 agosto e il 19 settembre, inframezzate da una limitata controffensiva austro-ungarica in giugno la battaglia di Flondar : le forze italiane guadagnarono alcune posizioni, conquistando il Monte Santo e affacciandosi sull' altopiano della Bainsizza , ma non riuscirono a sopraffare le forti difese nemiche.

Più a ovest, tra il 10 e il 29 giugno , le forze italiane attaccarono la vetta del monte Ortigara , subendo pesanti perdite con solo esigui guadagni territoriali [79].

Dopo un lungo periodo di stasi e riorganizzazione, il 15 giugno i reparti austro-ungarici tentarono un'offensiva risolutiva attaccando sia a ovest il massiccio del monte Grappa che al centro la linea italiana sul Piave, dando avvio alla battaglia del Solstizio : le truppe italiane ressero all'urto, e per il 22 giugno l'azione si concluse con la ritirata delle forze austro-ungariche [81].

Il 3 novembre , mentre reparti italiani entravano a Trento e sbarcavano a Trieste , i delegati dell'Austria-Ungheria firmarono l' armistizio di Villa Giusti , conclusivo delle ostilità sul fronte italiano [82]. Il Patto di Londra riconosceva all'Italia ampie pretese territoriali sull' Albania , all'epoca un principato indipendente da nemmeno due anni e in preda a forti tumulti che avevano portato alla dissoluzione del governo centrale; già il 31 ottobre le truppe italiane avevano occupato senza opposizione l'isolotto di Saseno , seguito il 26 dicembre dallo strategico porto di Valona [83].

La situazione rimase stazionaria per gran parte del conflitto, con un contingente italiano arrivato a contare, al suo massimo, circa Inizialmente il peso delle operazioni alleate ricadde sulla marina francese; l' Italia allo scoppio del conflitto aveva dichiarato la sua neutralità, mentre il Regno Unito era impegnato contro la Kaiserliche Marine nel mare del Nord e nella scorta al traffico mercantile nel Mediterraneo.

Nel contempo la k. I due comandanti supremi contrapposti, l'ammiraglio Paolo Thaon di Revel e l'ammiraglio Anton Haus in seguito rimpiazzato da Maximilian Njegovan e quindi da Miklós Horthy non vollero infatti rischiare le grandi corazzate in acque ristrette, puntando invece su rapidi attacchi, sul blocco dei principali scali e sulla strategia della " flotta in potenza "; un'impostazione a cui si attennero in particolare gli austro-ungarici.

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Già nell'agosto , nel periodo in cui l'Italia era ancora neutrale, diverse centinaia di italiani si offrirono volontari in Francia per combattere contro i tedeschi sul fronte occidentale , e come altre migliaia di volontari stranieri furono assegnati ad alcuni reggimenti ad hoc costituiti in seno alla Legione straniera francese : un buon numero di italiani fu assegnato al 3 e Régiment del Marche della Legione insieme a volontari greci, belgi e russi, mentre il 4 e Régiment del Marche era quasi interamente composto da italiani al punto che fu soprannominato " Legione Garibaldina ".

Truppe italiane tornarono in Francia alla fine del come gesto di solidarietà per l'invio di divisioni francesi sul fronte italiano, l'Italia mise a disposizione dell'alleato prima reparti di truppe ausiliarie per attività di costruzione di retrovie le " Truppe ausiliarie italiane in Francia " o TAIF , poi un intero corpo d'armata di truppe combattenti il II Corpo d'armata del generale Alberico Albricci con due divisioni di fanteria e truppe di supporto : in totale, furono inviati in Francia circa Il contingente italiano fu impegnato nell' offensiva di primavera tedesca del marzo-agosto , subendo dure perdite nel corso della seconda battaglia della Marna , per poi prendere parte alla grande controffensiva degli Alleati l' offensiva dei cento giorni per poi concludere le operazioni come truppe di occupazione nella Saar [88].

La situazione della Libia allo scoppio della prima guerra mondiale era turbolenta: gli italiani controllavano le principali città sulla costa e alcuni presidi nelle regioni dell'interno, ma il resto del paese era largamente in mano ai gruppi di resistenti locali che continuavano ad opporsi con le armi alla penetrazione coloniale dell'Italia. La fallimentare spedizione del colonnello Antonio Miani nel Fezzan alla fine del e l'entrata in guerra dell'Impero ottomano con la contestuale proclamazione da parte del sultano di una " guerra santa " contro le potenze europee rinsaldarono il morale dei guerriglieri libici, e all'inizio del gli italiani dovettero abbandonare vari capisaldi, non senza subire forti perdite nei ripiegamenti: per l'agosto la presenza italiana in Tripolitania si era ridotta alle città di Tripoli e Homs e alle loro immediate vicinanze, mentre in Cirenaica , dove la resistenza era guidata dalla confraternita islamica dei Senussi , il controllo italiano non andava oltre una striscia di terreno tra Bengasi e Tobruch [89].

Le forze italiane tra i Da siti vari su internet ho letto che inizialmente c'era la cavalleria, poi quando la guerra divenne di posizione, i cavalli non servirono quasi a nulla nelle trincee. Digli quando è nata, cos'era, a che serviva e che cosa ha fatto. I commenti dovranno prima essere approvati da un amministratore. Verranno pubblicati solo quelli utili a tutti e attinenti al contenuto della pagina.

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